La Scala e i gradini

Mentre ieri sera mi sentivo un pesce fuor d’acqua ad ascoltar di pandori di influencer e ricette natalizie, alla Scala si protestava contro il bombardamento su Gaza, Etiopia, Congo e in altre parti del mondo.

Semplicemente parlando e alzando la voce, non restando in silenzio.

Da quando è cominciato questo genocidio e ho, per così dire, rispolverato la mia vecchia kefiah, indossarla quotidianamente mi fa sentire dalla parte giusta. Mi sento forte e resiliente come il popolo palestinese, con L’assurda illusoria fortuna di non avere la morte intorno; perché per quanto non ci siano cadaveri per le strade ci sono persone già morte dentro che manco se ne accorgono.

Forse sono una codarda a non entrare a gamba tesa nei discorsi. Spesso il sentirmi su un altro pianeta mi fa pensare esistano diversi codici di linguaggio che viaggiano paralleli. Un po’ come quando tra anziani sordi senti discorsi del tipo: “che bella giornata oggi, vero?” “Eh lo so che la macchina è da cambiare dopo dieci anni!”

Sono immensamente grata a chi non tace, a chi prende posizione, a chi affronta in solitaria un qualcosa che in realtà è unione. A chi incrocio con un’altra kefiah e ci scambiamo una V.

Tutti pronti a festeggiare il compleanno di un bambino palestinese, che oggi sarebbe a pezzi da qualche parte.

La scala di valori e priorità è lunga, i gradini tanti. Restiamo umani.

All I want for Christmas is a free Palestine.

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