Montonight Madeleine

 

Parto dalla fine, che dall’inizio son bravi tutti. È stato un piacere.

In questo mondo attuale che vortica attorno a recensioni fatte da quelli che una volta erano i “cuggini di mio cuggino”, mondo in cui l’importanza di una frase sembra abbia valore solo se accostata da un numero cospicuo di follower, vorrei come al solito darvi un metaforico strattone a due braccia con eventuale testata alla Materazzi.

Perché nonostante questa apparente democrazia spinga chiunque al dover esprimere la propria opinione non richiesta, sappiate tutti che la madeleine di Proust non è un numero.

La vostra madeleine sarà una canzone anni ’90 passata alla radio mentre siete in macchina a bestemmiare per il traffico, sarà vedere su un menu in un ristorante la dicitura “hummus”, sarà vedere un numero accendersi su uno schermo.

 

Il ricordo di questa Montonight, perché è sempre stata LA e non IL, sarà lì a farvi sorridere, mentre tornerete alla realtà quotidiana: il numero sullo schermo è per entrare a far gli esami del sangue, non per ricevere un fantastico Hamburger Vegano. Hamburger vegano che di sicuro alla lunga con gli esami del sangue può anche aiutarvi, ma su questo son di parte.

Ah, son di parte anche in questo articolo, ma essendo il mio blog, mi pare superfluo specificarlo.

 

Alla prima edizione, oltre 10 anni fa, qualcuno criticava il nostro volantino, perché raffigurava un topolino e perché sullo sfondo appariva uno steccato, una sorta di sfregio e blasfemia nei confronti della location, un oratorio. Sì, avete letto bene: era stato definito Blasfemo. Un topolino. E vi assicuro non era un Topo Gigio con uno slogan “strapazzami di gnoccole”

Sempre alla prima edizione io ed un’altra ragazza dello staff andammo personalmente a chiedere una sponsorizzazione a quella che nel montonatese e limitrofi è un’agenzia di pompe funebri che ha messo sotto almeno un membro di ogni famiglia. Detta così suona macabro, ma innanzitutto dovevamo puntare so dove sicuro i soldi non sarebbero mancati e siamo rimaste di stucco quando il signor X (non sponsorizzo il nome perché lui stesso ci disse “mettete il nome dell’agenzia in piccolo, la gente non è mai felice quando ha a che fare con noi”) credette nel nostro progetto dandoci un contributo.

Ora sono gli sponsor a cercarci. 

Ma io, romantica, ad ogni funerale, tra la tristezza e quei sorrisi che spuntano nei momenti peggiori, penso al signor X, che ha creduto in un gruppo di ragazzi che stava organizzando la sua prima festa della propria associazione sportiva, il Montonate CSI.

 

Siamo cresciuti negli anni e con gli anni addosso, e per quanto io sia Alice dentro, a differenza della bionda che vede lo Stregatto, spesso ho dovuto assistere a Merdaviglie. L’invidia e la cattiveria di persone che hanno provato ad ostacolarci in ogni modo: dalla burocrazia, alle segnalazioni di qualunque tipo (casse troppo scomode e piccole, musica troppo alta, strade troppo chiuse, cartellonistica messa troppo qui troppo là), ma ad ogni ostacolo burocratico ci siamo informati, abbiamo intrapreso i giusti passi, contattando professionisti che potevano offrirci la loro professionalità. E così è nata la rampa temporanea per l’uscita di sicurezza aggiuntiva in modo da poter ospitare più persone in totale sicurezza, abbiamo aumentato i punti cassa per scontrinare, abbiamo allargato lo spazio per ballare spostando i tavoli in punti dislocati rispetto allo spazio per le danze. Anche quest’anno son entrati dei sassolini e non per il fatto che indossassimo sandali e anche a sto giro ce li siamo tolti, accantonando anche la scazzatura che solo le rotture di cazzo portano.

Come su scala più grande, non mi stancherò mai di domandarmi perché tanta gente alzi muri anziché creare ponti, ma anche incazzata come un’ape, continuo a sorridere e a sentire quel balsamo dentro fresco come una sorsata di Paloma ogni volta che qualcuno riporta il vassoio o delle posate non usate, ti sorride e se vede il gruppo cucina ballare un secondo batte con te le mani aggiungendo un “giusto che ve la godiate anche voi”, mentre aspetta il suo panino farcito.

 

Non è mia prassi far paragoni, né tra feste né tra nomi; non perché non abbia una chiara opinione o per buonismo, ma perché ogni evento ha la sua anima, la sua storia e io che ho vissuto tutte le edizioni posso tranquillamente dire che se ogni organizzazione avesse a cuore di far bene, anziché di fare e basta, sarebbe già un passo avanti.

Il ricavato della Montonight è sempre andato negli anni in opere legate all’associazione sportiva, all’oratorio, ad alcune realtà del territorio, tra cui il Fondo di Comunità costituito presso la Fondazione Comunitaria del Varesotto. Specifico ciò perché tra i vari detrattori abbiamo anche i geni del “voglio proprio vedere dove vanno a finire i soldi che guadagnano”. Perché c’è gente che ha la capacità di insinuare sulla destinazione dei propri soldi di una cena ad una festa della birra di una frazione di provincia che conta si e no 900 persone, ma poi non si chiede se i molti più soldi (mi auguro per loro) che hanno depositati in Banca sostengano un istituto bancario che investe in armamenti che ammazzano bambini o in compagnie legate a qualsiasi tipo di schifezza. Assurdo, vero? Eppure è così.

O magari persone che con in mano il numero 850 chiedano se devono aspettare visto che sullo schermo leggono 700.

Qualcuno di voi in posta o al cup ha mai chiesto alla sportello se deve Davvero aspettare?

Vi risparmio la mia faccia a certe uscite.

 

Spero che chi ha avuto modo di godersi le serate di questa edizione, abbia portato a casa quel suono, sorriso, profumo, che sarà la madeleine di un ricordo felice.

 

Molti di noi dello staff (circa 100 persone in totale) si rivede puntualmente ogni anno magari solo proprio in questa occasione, ognuno con le proprie postazioni e abitudini: Gabriele che sa dovrà riempire almeno una borraccia termica di Paloma ogni sera, Marco che massaggia le patatine con calma serafica nonostante ci sia la coda di addetti al servizio che urla “3patatineee”, Simone che instancabile lava ogni teglia e vassoio per ore con le mani ormai cotte dall’acqua.

 

Per 3 sere ognuno di noi fa parte di un meccanismo che funziona e che vuole far funzionare affinchè chi varca l’ingresso, si diverta, sorrida, balli, mangi con gusto, sia felice.

Diverse età, storie, professioni, gusti musicali, sogni; tutti per un unico obiettivo: fare bene.

 

Checché i malpensanti e i lanciatori di malocchi vari possano insinuare o provare a minare, rassegnatevi: Montonight è comunità, è uno sguardo al passato di quel topolino sorridente davanti allo steccato e al futuro nel quale riponiamo gigantesca fiducia nei nostri giovani.

 

Montonight è una sensazione, è Anita disperata a Madrid anziché in prima linea a ballare (che son sicura non andrà più da nessuna parte durante i giorni delle prossime Montonight), sono Eleonora Giorgia e Antonia che a vederle sono 3 ma ognuna di loro ora ha 2 cuori, sono Daniele, Samanta e Gianluca che portano il sole in cucina durante una secchiata d’acqua dal cielo.

Montonight è Luciano, che anche se non c’è più, è sempre con noi.

 

Vorrei elencare tutti voi dello staff e tutti coloro che sono passati e che sono stati energia positiva, davvero, ma siete troppi. E oggettivamente non ho abbastanza parole cortesi nel mio stock in giacenza.

 

Ma se chiedessi a voi…quali parole usereste per questa Montonight 2026?

 

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