Borly – settimana 27

90. La paura.

Si fa per dire gente, in realtà sono tranquillissima. Devo ancora realizzare che da un punto che ormai non mi vedo più denominato volgarmente “patata” debba uscire un bambino vero.

In questa settimana Borly è un cavolfiore e considerato che probabilmente col tempo diventerà un’anguria, mica ha senso indossare strati d’ansia già adesso, no?

Le previsioni delle tuttologhe ex gravide (e anche non) spaziano da emorroidi, piedi gonfi, schiene spezzate, reflusso gastrico, a difficoltà nell’allacciarsi le scarpe. Per ora ho un punto della schiena dolente, ma grazie alla mia osteopata bellabuonaebrava e alle sue manine magiche mi allevierà il tutto. Chiaro che la sottoscritta pratica pure stretching quotidiano per sentirsi agile e mobile come un transformer moderno.

I chilogrammi non li vedo, nel vero senso della parola. Perché mi faccio pesare solo dal ginecologo durante le sue visite. Adoro la suspance e l’effetto sorpresa, io e il coinquilino ogni volta prima della visita facciamo scommesse come quando alla festa del paese c’è il salame in palio e devi indovinarne il peso. Ecco, qui c’è una balenottera in palio, ma il coinquilino è contento lo stesso. Perchè dice che sono bella anche così. Sono almeno due mesi che non mi chiama più “stronzetta” ma “panzona”, quindi deduco io stia diventando anche più gentile e affabile. Ma dato che é solo una deduzione, non vi allargate troppo con cuoricini e smancerie.

Che poi, previsioni delle ex gravide a parte, la vera ansia con la O maiuscola di OMAMMAMIA non è mica il dolore del parto; cioè ragazze parliamoci chiaro, noi siamo nate per abituarci al dolore: da piccole il buco all’orecchio che ci arrivava a pulsare fino alla tempia, il primo ciclo che oltre allo spaccarti la pancia ci ha traumatizzato sporcandoci tutte di sangue quando fino a quel momento il sangue i genitori manco ce lo facevano vedere in TV, poi le prime cerette in punti che pensavate servissero solo nei momenti fisiologici, poi i cuori spezzati dai 2 di picche del solito tipo che sbavava dietro alla vostra amica e voi lì col candelabro in mano e pezzi di dignità sparsi come coriandoli per terra. Sul primo rapporto sessuale ovvio ci siano pareri ed esperienze diverse, ma se una di voi già alla prima ha detto WOW subito dopo e non “AH, TUTTO QUI”, che sia onesta e me lo testimoni pubblicamente.

Quindi no, non mi spaventa il dolore del parto o il fatto che magari mi lacererò come quando strappo la carta regalo e mi cuciranno con un ago da mucca di quelli che si vedono appesi negli horror per torturare le vittime, no. A me spaventa il fatto che potrei cagare addosso a qualcuno. Perchè può succedere. Alle mie amiche (quelle con cui non mi vergogno di ruttare o petare in compagnia per intenderci) l’ho chiesto. A qualcuna é successo, a qualcuna no. Mi rispondono rassicuranti e tenere “Tranquilla, medici e ostetriche ci sono abituati”. E graziealcazzo, ma io no. Cioè, io riesco a far la cacca in bagno col coinquilino mentre si lava i denti, ma farla in mondovisione con persone che di me conoscono meglio la mia vagina anziché il mio sport preferito, un po’ di tensione addosso me la mette. Quando ai tempi c’era Shpalman che spalma la merda in faccia, avrei voluto tanto assoldarlo per sparare addosso ad un sacco di esseri inutili..ma mai avrei pensato di diventare io una Shpalwoman partoriente.

Ho già avuto a che fare con quelle “no, ma il parto é bellissimo, un’esperienza unica, poi il dolore non te lo ricordi più”. Senza offesa ragazze, ma io mi ricordo ancora il dolore provato quando la mia prof di italiano in quarta superiore su un tema mi disse “Trivellato, da te mi aspettavo di più”. Quindi non ditemi che non mi ricorderò più il dolore. Al massimo vorrei non ricordarmi più di voi, ma puntualmente vi riproponete innanzi a me come una cipolla mangiata cruda in insalata si ripresenta nei vostri reflussi.

Secondo varie fonti in questa ventisettesima settimana potrei trovarmi faccia a faccia con sgocciolamenti di latte dal seno ed emorroidi, rassicuro tutti che tette&culo sono in ottima forma, non ho bisogno nè di idraulici nè di ciambelle per ora. Se qualcuno però volesse offrirmi focacce salate, però, è ben accetto. Senza maionese che poi ingrasso.

Borly ed io non ci siamo ancora sincronizzati sul concetto “nottesidorme-giornopuoimuoverti”, quindi puntualmente quando mi sdraio per andare da Morfeo, Borly parte in movimenti di samba. E non so da chi abbia preso dato che mamma&papà sono due tronchi di abete. Probabilmente da nonna Donatella, che da quando é in pensione ha scoperto la passione per i balli celtici.

Oggi è la Vigilia di Natale e una gravida che si rispetti dovrebbe dire che questo sarà il Natale più bello perché c’è Borly nella pancia. Beh, io sono sicura che Borly non si offenderà (giusto perchè ha la metà dei miei geni e quindi capisce) se dirò che non ho mai sentito fortemente il Natale come festa, perchè credo che i regali vadano fatti ogni volta che se ne abbia voglia e che le persone che amiamo vadano valorizzate sempre. Anche in uno sconosciuto 20 di ottobre, ad esempio.

Vi abbraccio, virtualmente, forte forte. In bocca al lupo per le scofanate di cibo che vi farete. Non sentitevi in colpa. Poi da gennaio tutte a dieta. Seh, Pinocchie.

Passo di samba da parte di Borly a tutte voi.

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