AutoImmune

Non ho mai provato simpatia per la parola “immune”. Non mi piace come si stringe il naso quando la si pronuncia, non mi piace che sembra voler dire “libero da obblighi”, non mi piace quando la sento ripetere in programmi televisivi di evidente cultura come “Il Grande Fratello” o “L’isola dei Famosi”.

Io penso che nella vita sia sempre meglio sapere. Ad eccezione di due cose: le corna e il responso della bilancia. Nel primo caso perché sarei costretta a trovarmi un avvocato e nel secondo perché sarei costretta a trovarmi una dietologa. In entrambi i casi spenderei un sacco di soldi. Ed essendo tirchia, preferisco essere cornuta e grassa, ma inconsapevole.

Sarebbe autolesionismo. E come Auto mi basta l’Immune.

I miei anticorpo antinucleo sono positivi. Per i dottori si chiamano ANA. Per i malati si chiamano stronzi. Sì, ho scritto proprio STRONZI.

Giusto per fare un po’ l’acculturata, vi spiegherò brevemente:  sono un tipo di proteina prodotto dal sistema immunitario quando non riesce a distinguere bene ciò che fa parte dall’organismo da ciò che invece è esterno. Il nostro sistema immunitario produce di norma anticorpi per aiutarci a combattere le infezioni dovute a batteri, virus ed altre minacce, ma al contrario gli anticorpi antinucleo spesso attaccano i tessuti del nostro stesso corpo, in particolare il nucleo delle cellule che li costituiscono. Questo è causa di sintomi come l’infiammazione dei tessuti e degli organi, il dolore articolare e muscolare e l’affaticamento. L’esame per verificarne la presenza è utile quindi per la diagnosi delle malattie autoimmuni.

Per dirla in maniera semplice: il mio intuito capisce subito se uno é un coglione, ma il mio sistema immunitario scambia lucciole per lanterne. E liquido sinoviale per vin brulé.

Non si sa perché succede, ma si sa con certezza che non si guarisce. Bella fregatura. Ma ci si convive, si possono provare delle terapie, ci si incazza anche un sacco nel frattempo.

Perché tutti vogliono essere speciali, ma nessuno vuole essere un caso. Nemmeno se Alex Britti ci ha scritto una canzone. Una su un milione. Ok sto esagerando. Un po’ meno dai. Non sono così megalomane.

C’è sempre chi sta peggio e ovviamente chi sta meglio (ad esempio la moglie di Hugh Jackman), ma a volte si cede. E ci si incazza. E le domande sono sempre le stesse: perché proprio a me e non a qualche ladro che deruba gli anziani? Perché a me a 18 anni e non a me a 85? Cos’ho fatto nella mia vita precedente per meritarmelo? Forse semplicemente nella vita precedente ero una borseggiatrice. Di nonnette anziane.

Il mio nemicoamico si chiama Still.

Morbo di Still.

E ogni volta che dico STILL a me viene in mente Stille Nacht. Chiudo gli occhi e sorrido pensando a una ventina di bambini crucchi su due file che cantano con dei vestiti bianchi e candele e alberi di Natale intorno. Non mi vengono subito in mente i miliardi di spilli che pungono caviglie, ginocchia, anche, polsi. Ogni fottuta giuntura. Ogni singola capsula articolare. A me scricchiolava anche l’osso della Barbie. Parlo al passato perché ultimamente l’osso della Barbie non lo sento, sarà che Ken si sta comportando bene.

Mi incazzo anche perché non posso donare il sangue, non posso donare il midollo e non potrò mai donare gli organi. Ma lì l’incazzatura è più nei confronti di chi può farlo e non lo vuole fare. Come se in paradiso ti servissero 5 litri di sangue e 8 metri di intestino. Gli angeli perché volano secondo te? Perché sono amore. Non carne. E non sto difendendo i vegani. Perché se la mia Banderas non facesse il suo ovetto quotidiano non sarebbe soddisfatta, la conosco.

C’è una setta di Stillini su facebook che in alcuni momenti mi fanno sentire meno sola; solitudine non dettata dalla patologia, perchè non è la malattia che allontana, ma l’IGNORANZA. Stillini che sono persone come me, che capiscono cosa scrivo, non inclinano la testa verso destra provando compassione..ma sono sicura che sorridono, pensando “ti sono vicina”. Ma per davvero. Mica come quelli che ti chiedono come stai sperando tu risponda il classico BENE DAI, per non farli sentire in imbarazzo. Sì, imbarazzo. Perché la maggior parte delle persone fugge davanti alle malattie, quasi fossero contagiose, quasi la persona di fronte diventasse essa stessa la malattia. Ci sono persone che si vergognano e non sapendo cosa fare, piano piano spariscono. Pessima scelta.

Io non sono la mia malattia.

E sono più unica, che rara.

E se non mi conosci, ma vuoi comunque chiedermi come sto sperando di sentirti dire sempre “Bene”, stai pure zitto. Non mi offendo. E fai più bella figura.

 

 

 

 

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