L’Uomo Mago – sparizione da applausi

Erano secoli che non ne incontravo uno, dai tempi della lametta sulle gambe per intenderci. Non che pensassi di essere scampata a tale pericolo, ma mi ero illusa da inguaribile romantica quale sono, che fossero emigrati su un altro pianeta.

Io odio essere sessista, ma in questo caso non posso evitarlo. E le fiabe mi danno ragione. Perchè nelle fiabe il Mago (es. Merlino ne “La spada nella roccia”) anche se vecchio, è figo, simpatico, buono. L’unico esempio di Maga invece è la Magò, brutta, vestita male e che quando si tira i capelli si trasforma in scrofa. Le maghe fighe invece (vedi Maleficent), le chiamano “streghe”. Poi ci credo che sono stronze.  Quasi dimenticavo: ci sono anche le fatine, la più celebre quella dei denti, una che per sopravvivere deve andare in giro per le case a rubare denti cariati caduti. Dovendo pure pagare in monete. Tralasciamo poi la Trilli che viene scossa tutta per far cadere la polvere e poi è pure costretta a pulire. Se non è sessismo questo.

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Ci sarà un motivo se fin da piccoli i bambini voglion diventare dei maghi e le bambine veterinarie o dottoresse. I primi per imparare subito come sparire. Le altre per imparare invece a riconoscere e curarsi le ferite da sole o salvare gli esemplari più indifesi maltrattati e abbandonati sui cigli dei locali.

I maghetti cominciano col far sparire monete, poi palline, poi loro stessi. Le piccole dottoresse cominciano col mettere fazzoletti intorno alle zampe dei gatti, cerotti alle bambole, fino a ritrovarsi ad asciugare le lacrime alle amiche con bancali di kleenex e chili di patatine. O si ritroveranno sole, a stracciare foto, cancellare chat di anni e a cucinare lenticchie e ceci in pentola a pressione.

Dai 20 ai  30 anni la sostanza non cambia, il mago affina soltanto la tecnica. In quest’era tecnologica diventa anche più complicata la sua missione, tra facebook, instagram, whatsApp e amichediamicistalker, sparire non è più così semplice e quindi i più fantasiosi, spariscono dando a voi la colpa della sparizione. Ai vostri comportamenti, ai vostri atteggiamenti: la litania del TU TU TU diventa come il suono di un telefono occupato e voi sgomente restate in questo nebbioso standby a ripetervi IO? IO? IO?, quel tanto che basta a farvi rendere conto che il suono giusto è IH-OH IH-OH, il ragliare dell’asino. Sì, perchè quello che avete dipinto nella vostra testa come un cavallo, in realtà era un asino.

Voi l’avete fatto in buona fede, col cuore, lo so bene. Tornaste indietro, da imperterrite arieti, rifareste tutto: comprese le craniate contro i muri. Gli avreste dato anche un rene e (per le più lanciate) siate contente di avergli dato magari al massimo un po’ di patata per qualche sporadica volta (che voi avevate immaginato come 50 sfumature di grigio e in realtà era più un giallino canarino pastellino).

salami

Ma voi ci credevate, non con le fette di salame sugli occhi, ma direttamente col Signor Negroni a braccetto a spianarvi la strada.

 

Poi puff: con un colpo di prestigiribirizzazione…sparito. Perchè lui doveva spiegare le sue ali da gallo cedrone per librarsi in volo. Non spiegare a voi qualcosa.

Fin dalla notte dei tempi la donna si preoccupava dell’assenza a lungo termine del maschio. Quando l’uomo non tornava per ore dalla caccia, la sua femmina stava nella caverna a struggersi immaginandolo dilaniato da uno smilodon dai denti a sciabola e vedendosi già vedova con 3 figli da mandare avanti a bacche e germogli..rimembrava i giorni in cui lui dolce e premuroso le faceva trovare la pelliccia di un orso ancora puzzolente e sanguinolenta da lavare e stirare per la notte.. la prima spulciatina davanti al fuoco e il primo assaggio di zecche. E dov’era invece il cacciatore? A caccia di esemplari succhiaca** ehm, a caccia di zanzare succhiasangue per debellare la malaria e salvare i bambini. Certo. (perchè lo sparitore seriale fa nascere in voi pure sensi di colpa nel peggiore dei casi)

A volte riappaiono, ma fossi in voi ci penserei due volte prima di permettergli di riutilizzare la bacchetta. Se proprio non ce la fate a rimuoverli dal vostro cuore, però, fatelo per me.. toglietevi lo sfizio e sfogatevi con una spranga. Sulla loro auto, sulla loro scrivania, sui loro denti. Fatelo per me, per tutti i maghi che son spariti dalla mia vita e che non sono tornati.

Hanno inventato ombrelli integrali per proteggersi dalla pioggia, e amplificatori per orecchie, quando a noi, anzichè PokemonGO, sarebbe bastata un App che ci avvertisse dei maghi nelle vicinanze in modo da evitarli come i promoter coi banchetti dei materassi nei centri commerciali. Anzichè ritrovarsi incatenate in una teca di vetro sul fondo dell’oceano.

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Al realizzare della sparizione sarete confuse, interdette, basite, sconvolte, impietrite (potrei andare avanti con almeno altri 10 sinonimi), ma il più delle volte la causa non siete voi. E dico “il più delle volte”, anzichè SEMPRE solo perchè sono a sprazzi possibilista, non perchè io non lo stia pensando con tutta me stessa.

“si fa presto a cantare che il tempo sistema le cose” – cantava qualcuno.

bolla

Però…si fa un po’ meno presto a convincersi che sia così.

 

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