Borly – settimana 35

Borly é una zucca di Butternut. Secondo quanto riportato su diversi documenti attendibilissimi, è lui che si sta impegnando per accumulare grasso sottocutaneo, non io.

Quindi smettetela di dirmi frasi del tipo “machepanciaimmensa” “vachenoncipassidilì”. Ho già subìto il trauma di aver quasi atterrato una bambina col borsone della piscina involontariamente. Vi giuro che credevo di passarci in quel corridoio. Resto ancora dell’idea che ad essere troppo ingombrante fosse il borsone, mica io.

Il corso preparto è ormai in dirittura d’arrivo: ultima lezione svolta in settimana aveva come tema l’allattamento. Dove una spera e pensa ingenuamente di poter fare un respiro di sollievo lontano da parole come DOLORE DOLORE DOLORE, invece no: una nonna presente al corso (accompagnatrice di una primipara trentenne) si sente in dovere di dare la sua testimonianza su una mastite – cito testualmente:

Un seno gonfio così, viola, tutto dolorante, come delle spine che mi trafiggevano il petto, febbre, indolenzimento; peggio di un parto.

Grazie nonna per la testimonianza, davvero. Ora sì che siamo tutte rincuorate e soprattutto serene all’idea di avere una piccola ventosa ciucciatette che ci distruggerà quel poco che tentiamo di valorizzare all’Irina Shayk buttando via i soldi da Intimissimi.

Fortuna che il mondo è bello perchè è vario e un’altra nonna ci ha fatto ridere dicendo che sgorgava latte ovunque come una piccola fontana di Trevi al solo sentire voci di bimbi e che per mesi si sentiva addosso un eau de parfume di ricotta Vallelata. Queste sono le nonne e le persone che servono. Quelle che fanno sorridere. Tenetelo bene a mente anche in condizione di non incintaggine. E allontanate quelle che vi mettono brutti pensieri e ansie. Che di motivi per essere tristi ne esistono fin troppi anche senza il loro aiuto.

Tra i problemi possibili dell’allattamento mi è rimasto impresso l’ingorgo mammario. Così a spanne mi è venuto in mente quando tento di entrare nello spogliatoio della piscina e mi becco una moltitudine di mamme tutte appiccicate tra loro davanti al tornello dell’ingresso ad aspettare i pargoli ormai più alti di loro dopo il corso di nuoto. Si compattano come una muraglia cinese e per passare non serve tu tossisca in maniera educata o chieda “permesso”.

No.

Già da 6 metri buoni devi attuare la tattica bellica dell’ariete e procedere con lo sfondamento: borsone davanti a te in posizione perpendicolare al nemico e avanzare a passo spedito finché non urti la prima mammamattonella e con fare fintamente distratto butti lì un “Oh scusi” – lei ti guarderà schifata pensando sia tu una maleducata che si permette di voler entrare, diffonderà il disgusto alle mattonelle adiacenti e apriranno un varco, giusto il tempo che tu possa passare per poi richiudersi alle tue spalle. Questo è l’ingorgo mammario nella mia testa. E se mai mi dovesse accadere agirò in maniera analoga, anzichè il borsone, la mano piatta; anzichè passo spedito un massaggio con acqua calda verso il torace e anzichè la faccia da stronza che mi fa passare, il nostro amico latte che ricomincia ad uscire.

Sulla spremitura manuale del latte e sui commenti del coinquilino non mi esprimo, altrimenti dice che gli faccio fare sempre brutte figure con voi che leggete. Sono solo autorizzata a dirvi una delle frasi che ha detto “oh, ma proprio come le mucche allora!” Esattamente. E vi dirò, cari i miei amici uomini, che noi saremmo pure contente di essere come mucche se potessimo affermare che voi siete dei tori e non quasi sempre degli asini. O maiali.

Sulla questione allattamento a richiesta, farlo dormire nel letto, dargli orari e lasciarlo piangere ho una mia opinione ben precisa. Non sono una di quelle che pensa che il bambino nasca viziato. Nasce traumatizzato piuttosto. Da 9 mesi di ovatta ad un mondo di luci e rumori. E cagacazzo che non potrà evitare. Per chi nuota sott’acqua o chi ha fatto anche solo snorkeling a Sharm può capire cosa voglio dire. Se potrò e ne avrò modo, tenterò di tenerlo vicino a me quanto più possibile, come fanno tutti i mammiferi, avete mai visto una gatta coi propri piccoli? Ecco, così.

E se le solite professoresse vorranno dirmi che sbaglio, che si fa così, che non si fa così, che facciano. Ho giusto due orecchie: una per far entrare, una per far uscire.

Se ho bisogno di consigli, ne chiedo. Difficilmente ne elargisco se non mi vengono richiesti. Perchè credo ognuno debba affidarsi al proprio istinto e poi eventualmente se sente il bisogno, chiedere aiuto.

Martedì mi vedo con Borly e gli porterò tutti i vostri saluti e baciotti.

Buona nuova settimana gente.

 

 

 

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