Porgi l’altra oncia

Ho sempre voluto far ridere e sorridere coi miei articoli. Di tanto in tanto riflettendoci sopra anche. Denominatore comune è sempre stato l’attingere dalla realtà che mi circonda e da eventi vissuti in prima persona o come spettatrice involontaria. Non ho una scala di grigi nel mio animo e trovo complicato accettare la nebbia. Soprattutto su alcune tematiche, come la politica, la religione, l’educazione. Da un anno circa a sta parte mi sono accorta di esser diventata pressoché monotematica, sarà che sfornare una borly ti acuisce quella già nitida linea che divide giusto e sbagliato. Non avrò un aceto dolce di mele per condire questo pezzo e chiunque si senta offeso, può tranquillamente togliermi il saluto, il like, il follow; sonno e soprattutto appetito non ci riuscirà. E mi basta.

Sono stata battezzata 31 anni fa circa in chiesa, non ho mai visto i miei padrino e madrina se non nelle foto della cerimonia e mi ritengo una brava persona nonostante viva nel peccato avendo avuto una figlia, ma non essendo sposata con suo padre. Purtroppo quest’ultimo ha una visione diversa su molti aspetti della vita rispetto a me: lui è per il quieto vivere, per l’essere “superiore” a certi atteggiamenti, per il “lasciar correre”.

Io sono per il vivere appieno, per il non accettare certi atteggiamenti, per far fare i 100 mt da record a chi non si merita il mio affetto.

Sarò schietta perché rispetto chi sceglie di dedicare il proprio tempo in una mia lettura: battezzerò mia figlia solo perchè lo vuole il mio compagno. Credo che al giorno d’oggi il battesimo sia più una consuetudine che una scelta pensata e vissuta. E credo che ogni persona debba decidere se affrontare o meno questo sacramento. Non ho un buon rapporto con la Chiesa perchè sono convinta che di Maria Teresa di Calcutta e di San Francesco al giorno d’oggi non ne siano rimasti poi molti, come molti invece sono i tariffari delle varie celebrazioni. Troverete poi preti che non accettano come padrini e madrine persone conviventi o separate; se poi magari sono sposati ma maltrattano o educano i figli ad aiutare prima i nostri, quello va bene. Troverete addirittura chi suggerisce di associare al nome di vostra figlia anche un nome Cristiano quale “secondo nome” solo al religioso da annotare sull’atto di battesimo (precisando che non ha alcun effetto a livello civile). Perchè poco importa se il nome MIA è un ipocoristico (ovvero una forma abbreviata di Maria che deriva dall’ebraico Miryam) – per altri è solo adespota (quindi per la Chiesa non ci sono sante o beate con questo nome). Quindi questo dovrebbe esser giusto: aggiungere un nome del calendario da segnare su un atto che dovrebbe suggellare il sacramento dell’entrata di un nuovo Cristiano nella Chiesa. Partendo da una menzogna fondamentalmente. Poi ti ritrovi ad essere Desirée per gli amici, ma Antonietta per Gesù. Come se a Gesù gliene fregasse qualcosa se hai il nome nel calendario di Frate Indovino o no.

Mi incazzo perchè alla Chiesa dovrebbe importare se siamo brave persone, se non maltrattiamo nostra figlia, se (che ne so) aiutiamo il prossimo dando una mano a rendere il mondo migliore. Non allungando l’euro nel cestino delle offerte sentendosi a posto con la buona azione settimanale. Vorrei più empatia in questo mondo e meno facciate.

Vorrei che il mio compagno apprezzasse il mio modo di essere e capisse che invitare al battesimo chi non ha mai chiesto nulla di sua figlia, non ha senso. Non è essere superiori, è perdere tempo con chi non lo merita. Quando un giorno gli chiederà “Papà ma chi sono quelle persone nella foto, non li ho mai visti, perchè?” credete gli risponderà “Li abbiamo invitati per essere superiori tesoro, ma non gli interessa nulla di te”? No, la manderà da sua madre a fare questa domanda. Perché i suoi motivi da grande saranno aria fritta di fronte a domande così semplici.

Sono stanca dei rapporti finti, nella vita, sul lavoro, nel globo. Non potendo scegliere la via di Gandhi della non violenza (verbale), proverò ad optare per quella dei gatti dell’indifferenza. E non potendo vivere su un’isola con cocchi e telecamere e la Marcuzzi che mi chiede chi voglio eliminare dal gioco, proverò a coesistere con chi reputo solo un ladro di ossigeno. Ma non chiedetemi di accettare e tollerare chi vuole ruspe, chi sentenzia “eh ma se vai in giro così, poi certe cose te le cerchi” o chi per facciata ti chiede come stai anche se in realtà gliene frega quanto di una cimice annegata nel water.

Voglio che mia figlia impari la differenza tra giusto e sbagliato. E che non sia costretta ad accettare le facciate. Perché quando vedrà sua madre da sola contro il mondo, saprà che lo sta facendo per lei.

Per lasciarle un mondo migliore.

O quantomeno provandoci.

 

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2 risposte a "Porgi l’altra oncia"

  1. Borly sarà educata a scindere l’apparenza dalla sostanza da una mamma realista e con le idee chiare. Non sarà un po’ d’acqua in testa a farla diventare migliore o peggiore di ciò che voi genitori cercherete di farla diventare attraverso i vostri consigli e insegnamenti. Il resto è solo fuffa. Don’t worry, be happy :*

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