L’importanza di chiamarsi Ernesto

Tutti di Oscar Wilde nominano quasi sempre (e solo) il solito ritratto del Dorian Grey. Ma Oscar Fingal O’Flahertie Wills Wilde, per gli amici “l’Oscar”, ha scritto un sacco di altre opere interessanti. Chiaramente non starò qui a farvi un riassunto della commedia teatrale citata nel titolo, altrimenti spoilerandola, manco vi accingereste a cliccare su google per leggerne un poco. Vi posso dire solo che l’Oscar critica con acume la forma e l’apparenza della società vittoriana del tempo, ecco.

Un po’ come a volte vorrei criticare io con aspartame la società mariana odierna. Mariana perché di Maria (De Filippi). Ma quale d’Urso e d’Urso, la vera Queen dei giorni nostri, é Maria. Punto. Tra buste, troni e tentatori per me la vera regina é quella che si siede sui gradini, mica quella sparaflashata da fari che nemmeno i cinghiali alle 3 di notte quando attraversano la statale.

Ma tornando a noi: quanti di voi avrebbero voluto avere un nome diverso da quello che hanno? O quante volte conoscete degli Achille che vi danno più l’idea di un Tonino o dei David/Liam/Aaron che hanno più un non-so-che di Salvatore/Ciro/Vito? Ecco, in questa società così varia e fantasiosa, ognuno crede di avere il diritto di chiamare il proprio figlio col nome che più piace (ai genitori), ma io dissento e inviterei a pensarci meglio. E mica perché io sia un pozzo di scienza, ma perché l’ho vissuta in prima persona. Sulla mia pelle a buccia d’arancia.

Io avrei voluto dare a mia figlia il mio cognome. Mica perché le 2 L in quello del padre mi diano fastidio, ce le ho pure io, ma perché sta storia che solo il cognome del padre debba continuare, a me non é mai andata giù; reduce da un’infanzia a carboidrati e femminismo. Ma soffermandomi, come sovente mi accade, sulla forma fonica dell’accostarsi di tale accoppiamento, ho capito che non sarebbe stato possibile.

Leggete attaccato Mia Trivellato.

Probabilmente solo i più attenti e sagaci lettori avranno capito, ma dato che confido che nel futuro tutti torneranno a leggere libri e non solo le notizie de Il Lercio su facebook, la piccola e dolce Borly sarebbe stata segnata da subito.

Pure i nomi delle divinità egizie, greche, romane mi son sempre piaciuti. Ma pure lì mi sarebbe andata male. Se non addirittura peggio.

Era Trivellato. Sia Trivellato. Maat Trivellato.

Di conseguenza, ho messo da parte il femminismo e mi sono buttata sui carboidrati.

Quando poi sui nomi dei figli altrui ho dei dubbi, mi gioco la carta dei sostantivi asessuati. Neutri come il DAS nella lingua tedesca. E durante il corso di acquaticità dei neonati la probabilità di fare una mega figura di merda é proprio dietro il fasciatoio eh. Già il neonato vestito di verde o giallo trae in inganno, figurarsi in costume e con una cuffia. Quindi mi raccomando: niente bell*, niente tener*, niente simpatic*. Via libera a:

  • ma che meraviglia
  • é un amore (solo nello scritto capite con l’apostrofo, segni a molti sconosciuto)
  • com’è grande
  • che occhioni
  • guada come muove le gambine

Chiaro il concetto? Niente maschile e femminile.

Ieri stavo per fare una mega figura di palta con Ariele, ma poi grazie agli anni con Walter Disney e ai suoi insegnamenti, ho capito che non poteva essere una femmina come, che ne so, Adele. No. Perché fosse stata femmina, sarebbe stata Ariel, come la Sirenetta. E visto che non aveva né una coda da sirena, né un granchio attaccato al patello, me la sono cavata.

E con la Borly per tentare di fare amicizia cantavamo “in fondo al maaaar..in fondo al maaaar…se la sardina fa una moina c’è da impazziiiir!!!”

Attenti ai nomi che date e ai nomi che vi circondano.

Ma soprattutto, recuperate i classici del Walter Disney, che prima o poi vi salveranno la faccia.

-sciallallallallallailragazzoètroppotimidocoraggiobbbaciala!-

 

 

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