IL CONFORTO

Alle nostalgiche come me a sentir la parola del titolo viene subito in mente la Carmen. No, non la Russo col marito Enzo Paolo all’Isola dei Famosi. E no, nemmeno la Di Pietro, sempre all’Isola dei Famosi. La Carmen Consoli, quella che al solo incipit “Narciso, parole di burro” la canti muovendo le spalle a mo’ di cobra che sale dalla cesta e ondeggiando nasale pure la testa. Ne “Il Conforto” canta col Tiziano, quello che “Notizia è l’anagramma del mio nome”. Beato te, Tiziano; l’anagramma del mio – a scelta- può essere ARSA o RASA, in entrambi i casi robe poco rassicuranti.

Un conforto quotidiano potrebbe esser non sapere che tutta questa merda intorno sempre merda resterà. Sia chiaro, il mio non è pessimismo cosmico, ma realismo dissacrante. Del buon cibo potrebbe esser una momentanea isola di conforto. Ma decisamente effimera. Come l’immagine del lavandino senza nessun piatto/pentola/contenitore con dentro resti di cibo del 2000 lasciati dall’unico componente della tua famiglia sopra il metro e cinquanta.

-Please forgive me I know not what I do- eh no amico Bryan, Massimiliano, Ezio, Augusto, Stocazzo. Non ti forgivo. Non sai cosa fai quando lasci montagne di roba nel lavandino? Non sai come possa esser successo che le calze siano su una sedia? Stanno aspettando la cena venga servita? Ah, per quello ce n’è solo una, perchè l’altra è in ritardo. Avrà trovato un ingorgo nell’oblo, del resto è risaputo che all’ora di punta la Whirlpool 8 kg è piena di calzini spaiati in ritardo. A proposito dell’amico Bryan che tra please forgive me e everything I do, I do it for you (per la cronaca Per favore perdonami e Tutto ciò che faccio lo faccio per te), ecco, oltre a lanciare ste canzoni che illudono noi fanciulle margherite che esistano esemplari così sensibili, fammi un favore. Comincia magari a lanciare anche robe tipo please wash it e do something (per la cronaca a sto giro cercatevela la traduzione).

Potrei dire la mia anche sul concetto di romanticismo, di come si è evoluto da quando sospiravo per uno squillo ricevuto sul nokia 3210 al quanto sacramento provo quando ora vedo quella cazzo di emoticon che manda il bacio col cuore. Nella mia top 3 di emoticon odiose la supera solo il pollice. Anche i cuori singoli son lì lì, ma quantomeno su quelli puoi scegliere il colore: se ne ricevi uno marrone non vuol dire che sei il sale della terra, ma che comunque sei una merda. Magari adorabile in quel momento, ma sempre merda.

Se da adolescente negli anni 2000 cercavi conforto nelle domande del Cioè o nell’aroma ipnotizzante del Bon Bon alla pesca, oggi -che di adolescente ti è rimasto il brufolo mensile pre o post ciclo- il conforto lo cerchi inevitabilmente nelle tue simili. Ho chat che se venissero divulgate potrebbero diventare dei cult. Ma c’è la privacy e soprattutto un fottio di parolacce, quindi meglio evitare. Altro che bacini col cuore, ci sono emoticon da Morca Padonna e Avete Cotto il Razzo.

L’unico posto dove davvero non riesco a trovare conforto è dentro di me. Anche se grido, anche se scrivo, anche se chiudo gli occhi. Il mare in tempesta resta. Famoso è il mare d’inverno. Fuori da me osservo il mondo, la natura e la sua perfezione che se ne frega beatamente e procede col suo corso. Zitta zitta e meravigliosa insegna, non punisce. Solo l’uomo definisce la punizione in lei, perchè sa di esser lui il colpevole; con l’illusione di esser sopra a tutto insiste, ma saranno i fiori un giorno ad essere il più grande spettacolo dopo il big bang; mica i portafogli gonfi di chi anche con una tomba d’oro, sempre cibo per vermi diventerà.

Per quanto sbagliato possa essere, solo una cosa mi dà davvero conforto. Il passato. Certo, con un’accurata selezione di momenti e istanti. Ma lui sta lì, a volte nitido come la ruga che ho in mezzo alla fronte, a volte annebbiato come fuori casa alle 6 di mattina a novembre. Non se ne va però come tutte quelle persone che credevi amiche, non sparisce come chi diceva setucisariiocisarò; resta lì. Perchè sa che prima o poi torni da lui. Io ci torno quando il vento mi dà troppo fastidio, perchè so di trovare una sorta di immensa biblioteca con scaffali infiniti e altissimi. A volte posso scegliere quale libro prendere, altre volte, invece, mi cadono addosso intere saghe e dal peso quasi non riesco a rialzarmi, poi però nei ricordi, puoi allungare la mano e trovare quello che ti aiuta a rivedere quel luccichio che alleggerisce il vivere. Ciò che ti fa luce oggi, domani potrebbe diventare illuminazione da night club, sia chiaro.

Qual è la tua fiammella oggi? La mia di questa mattina è un piccolo gesto, anzi due (perchè sempre meglio averne uno di scorta). Una sagoma che si avvicina alla finestra illuminata alle 7 del mattino e un tocco che mi sistema un orecchino. La sagoma sono anni che ormai è lumino da night club, rispetto a quell’orecchino che ora come non mai è faro da cantiere.

Tornando al presente, preparo la borsa. Niente beauty case, solo swear words case: bustina portaparolacce. Da usare pure senza parsimonia.

Un libro e un paio di auricolari. Per i podcast, per gli audiolibri , ma soprattutto Per le mie amiche Chat.

So già che le parole di qualcuno oggi, saranno la mia torcia in un bosco del domani.

Audiatemi tutta.

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