Ai tempi dei 160 caratteri

Non sono mai stata portata a rimpiangere il passato, ma in questi giorni una cosa che c’era e che oggi trovo a fatica, manca.

Ed è la faccia, il mettercela. Gli occhi, il capirli.

Oggi ci sono le email dove si può mettere in copia il mondo, mondo che deve per forza metterci del suo e dare una risposta. Come se scrivere un’opinione fosse di vitale importanza per la salvezza del mondo. E scusate la ripetizione forzata.

Ricordo ancora quando dovevo far stare un messaggio in 160 caratteri, pensavo bene a quello che avrei dovuto scrivere, più per i 15 centesimi di euro che per il messaggio in sé, ma starci in quei 160 caratteri era una conquista..nessuno rispondeva OK, solo i genitori, che sono sempre rimasti i nostri Fenici.

Ora con whatsapp le faccine si sostituiscono alle parole, e quelle maledette V azzurre si sostituiscono agli occhi…per non parlare dell’ultimo accesso. Più che un’invasione della privacy é un’informazione che può creare dipendenza, demenza, incoscienza. Non necessariamente in quest’ordine.

Una volta (che detto così suona quasi Cretaceo) per riconquistare quello che credevo fosse il mio principe Blu (quello azzurro ho sempre saputo che non esiste) ho preso la mia macchina e con l’Amica siamo andate dove lui lavorava per consegnargli delle rose, rose che con poca galanteria ha rifiutato e sono tornate nel mio bagagliaio, han percorso pochi metri povere care. Più care che povere a pensarci bene.

Questo é solo uno dei vari picche che mi sono presa tra gli occhi. Tipo luce accecante fuori dal cinema, tipo bruciore di ginocchia sfregate contro l’asfalto cadendo dalla bicicletta. Ma sono felice di averci sempre messo la faccia e mi piacciono le persone che lottano per le persone a cui tengono. Anche sbagliando, ma provandoci sempre. Quelle persone che capiscono cos’hai anche solo dalle macchioline rosse che appaiono intorno ai tuoi occhi, quelle che non si vergognano di ciò che provano e che urlerebbero al mondo quanto la tua compagnia li renda felici. Quelli che pur sapendo tu sia una sorta di mina vagante con la personalità bipolare, non possono fare a meno di te. E te lo dicono. Non con un cuore variopinto su whatsapp. Ma te lo dicono prendendosi cura di te. Facendoti una torta senza glutine, preparandoti delle coste (che tu non avevi mai visto da vere, ma solo surgelate), piantando i capuzzi nell’orto, trovando un film che vuoi vedere a tutti i costi e guardarlo insieme, pur ignorando quanto sia speciale per te il libro da cui é tratto.

Io voglio tornare a vedere occhi e sentire voci. Non quelle che ti portano a Dio ragazzi, quelle per ora le lascio a voi, ho già un rapporto tutto mio col Capo, e per ora non mi ha ancora chiamato nel suo Ufficio.

La prossima volta prima di scrivere un messaggio whatsapp o una mail, pensate a quei 160 caratteri…se vi rimanessero solo quelli cosa scrivereste?

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Una risposta a "Ai tempi dei 160 caratteri"

  1. Quei 160 caratteri… E non solo! I numeri di cellulare, non erano così facili da trovare… Se ti andava bene, quando conoscevi un ragazzo o una ragazza a una festa e ci parlavi a malapena, riuscivi per vie traverse a sapere solo il suo cognome….! Poi stava a te, prendere coraggiosamente quel elenco telefonico maestoso e comporre il numero di casa.. Con il rischio che rispondessero i genitori!! Chi faceva queste cose? Solo i coraggiosi, o i seriamente interessati! Ma oggi c’é fb…. Addio anche a questa magia!! Manca anche questo a me, oltre ai 160caratteri *-*

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