Troppa plastica? Poco umido.

Parto con un incipit aggressiv, perchè ho il livello di tolleranza very low ed essendo un poco busy, meglio andare schnell. Bada bum bada bum chacha.

Nasco da famiglia dove uno dei mantra dominanti era “non si butta via niente”, ma complice il consumismo e l’idea di una imminente catastrofe nucleare, una volta lasciato il nido, applico la teoria dei “pazzi per la spesa” con caterve di scorte. Scorte che sto pian piano finendo per poter poi dedicarmi a soluzioni impatto 0. In questi ultimi mesi, però, mi documento. Non solo tramite cugino google e zio facebook, ma leggendo libri, seguendo articoli, guardando documentari.

Premettendo che già in miei pezzi passati sostenevo che prima o poi la natura si sarebbe ribellata a quanto le stiamo facendo, un bel giorno mi metto davanti alla mia dispensa e mi sento una merda. Concedetemi questa espressione colorita: mi sento una merda marrone proprio. Perché io pensavo che far la raccolta differenziata, schiacciando nel modo giusto le bottiglie e separando accuratamente il tutto, fosse la parte più importante del processo. Cioé, il fatto che avevo sacchi colmi di plastica non lo vedevo come un problema, dato che era differenziata correttamente. Peccato che non avevo ancora afferrato quanto “davvero riciclabile” c’é, nonostante la differenziazione. Ecco, non voglio star qui a parlarvi di dati, perché, potete tranquillamente levarvi il fieno dal naso (perché “toglier la paglia dal culo” suona aggressiv e poco chic)e andare a documentarvi da soli; ma posso dirvi che ognuno può (e deve) fare la propria parte. Deve perché una goccia nel mare fa la differenza. E se il paragone della goccia non vi convince, pensate a qualcuno che vi sta sulle palle. Se un piccione gli fa una cacata sulla spalla, già sorridete. Immaginate se 100 piccioni gli fanno una mini cacata addosso ciascuno. Ecco. Così é più chiaro.

Io non fumo, perché penso alle sigarette come ad uno spreco di soldi e di salute. Mi piacerebbe che tutti i fumatori avessero in auto un porta mozziconi da usare, anziché lanciarli fuori dal finestrino come quando io lancio fuori i capelli che mi si attaccano al sedile. Ogni volta che uno/a davanti a me in auto lancia un mozzicone fuori, io suono il clacson, abbasso il finestrino, insulto e spero che Zeus lanci un fulmine addosso alla sua auto, con la stessa mossa: pollice e indice attaccati e ZZZZZ. Cenere. Perché poi ci sono quelli che li lanciano pure in spiaggia o nei parchi. E la Borly mi diventa sponsor della Marlboro a 16 mesi, facendo castelli di tabacco che nemmeno a “Airport Security”.

Sulla plastica se ne sentono di ogni, pure che “tanto le tartarughe marine o gli uccelli che muoiono per aver ingerito plastica mica li mangiamo”. Ecco: nemmeno “a voi vi sopprimono per ponderare ed esternare queste boiate”. Quando eravamo piccoli per spiegarci il ciclo dell’acqua ci facevano un bel disegno con delle frecce (ringrazio la piccola Giada per l’aiuto): un lago, freccia su, vapore, freccia, nuvola, freccia, pioggia, freccia, ancora lago. E pure per la plastica, ad esempio, é così.

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Non é che perché non vedete una tanica nel piatto, allora vuol dire che non vi state mangiando della plastica o altre sostanze dannose. Certo, tanto prima o poi di qualcosa dovrete morire sicuro, ma fatelo per l’intera umanità, se di voi a voi non interessa nulla.

Spesso non é tanto il problema della produzione di plastica, quanto l’uso scarso o assente dell’umido all’interno della scatola cranica. E lì, purtroppo, non c’è riciclo che tenga. Ma come io ho scelto di cambiare le mie abitudini, ognuno può trovare la propria soluzione. Per esempio, nel mio caso, al momento é impossibile togliere l’automobile per ridurre l’inquinamento, ma posso usare dei pezzi di feltro (lavabili e riutilizzabili) con qualche goccia di olio essenziale come profumatori per l’auto; anziché i miei vecchi Arbre Magique, da gettare poi in plastica+indifferenziata. Meno spesa, più resa, meno spazzatura, più gusti.

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Anche sull’abbigliamento c’è un mondo nascosto di sprechi e impatto ambientali, per questo piano piano cercherò di comprare il meno possibile se non prodotti certificati eco e produzioni di artigiane per quanto riguarda accessori (sulla bigiotteria già li faccio da me e restano pezzi unici). Quando vedo la Borly che indossa un vestitino che indossavo anche io, realizzato da mia nonna da quella che era una camicia, mi rendo conto di quanto un tempo era importante dare nuova forma e nuova vita alle cose. Ora si tende a buttare, anziché pensare e cambiare. E se penso che io non so nemmeno rammendare un bottone, un po’ mi vergogno.

Vi elenco alcuni cambiamenti da me adottati, sperando abbiate altro da suggerirmi.

*Salviette lavabili riutilizzabili per borly

*Pannolini lavabili (scoperti per mio preconcetto un po’ tardi, ma megliotardichemai)

*detersivo biancheria/piatti fatto in casa + refill da distributori sfusi

*acqua in vetro presa alle casette dell’acqua

*bibite in vetro con vetro a rendere (meglio sarebbe non berle affatto)

*il grosso della spesa presso filiere corte (alveare del lago, produttori locali)

*nuovi alleati a me prima sconosciuti: acido citrico e percarbonato

*se proprio devo comprare qualcosa al supermercato, scelgo prodotti con quanto meno imballo possibile (esempio: ultimamente ho preso una vaschetta di gelato con confezione compostabile anziché confezione di X gelati confezionati singolarmente)

*proteggi-slip/assorbenti lavabili

*dentifricio in contenitore vetro

*cotton fioc bambù biodegradabili

*dischetti struccanti+coppette assorbilatte lavabili

*saponette+shampoo solidi

*spazzolino in bioplastica (ho provato diversi bambù ma non mi sono trovata bene)

*giochi in legno per la borly (ad eccezione, ahimé, dei fantastici Lego, che durano, però, in eterno)

*fazzoletti/tovaglioli/scottex lavabili

*panni cattura polvere+spolverini lavabili

*bee wraps anziché pellicola trasparente

*borraccia

Serve condivisione e scambio di idee amici, perché che vogliate chiudere i porti o meno, anche sulla terraferma, siamo tutti sulla stessa barca.

 

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