Andrà tutto.

In quest’epoca digitale in cui ognuno grida la propria opinione attraverso dei tasti, con o senza H, con congiuntivi vivi o ammazzati, una reazione del genere ha sorpreso anche me. Che più passa il tempo più é assurdo quanto non trovi limite al peggio.

Ho sempre pensato dentro di me (e forse anche palesato in qualche pezzo precedente) che la natura, il mondo intorno a noi, avrebbe chiesto un prezzo per quanta distruzione stavamo portando. E in parte sta avvenendo. Non ho la conoscenza tale per parlare di complotti stranieri come fanno molti, nè la presunzione di “criticare” le scelte del governo; sia perchè per mal fiducia nel genere non umano avrei subito messo coprifuoco e spari a vista, sia perchè fossi stata interessata ad una carriera politica, non starei certo a cercare su internet “quando si pota l’elicriso”. Però fa piacere esser circondata da centinaia di statisti, dottori, e infiniti tuttologi.

Io, come sempre, scrivo di ciò che vivo e vedo coi miei occhi, che sento sulla mia pelle e che sento attraverso le persone a cui tengo. Se mai (quando) finirà questa pandemia, cambieranno molte cose. Io che sono abituata a far bilanci senza bilancia, a sto giro ho parecchio materiale. E parecchio da smaltire. Non fate quel sorrisino, non sto parlando solo in termini di kg di adipe, ma soprattutto in termini di kg di merde. Perchè mi sono resa conto che chi era merda prima del virus, lo é anche ora e dubito non lo sarà dopo. Non ci voleva una pandemia per capirlo no, ma per confermarlo mi sembra un buon momento.

Anche in questo periodo in cui non vedo la mia famiglia da un mese, mi sento fortunata perchè li vedo con le videochiamate. Non mi pesa “non vederli”, perchè mi peserebbe molto di più metterli in pericolo. E paradossalmente anche mettere in pericolo persone che non conosco personalmente: gli addetti alla discarica del mio paese (ho un sacco di roba da buttare), l’edicolante che mi sta tenendo da parte i libretti per mia figlia. Perchè anche fossimo tutti perfettamente sani, possiamo venire a contatto con decine di persone con storie diverse, sulle mie spalle sento anche il peso del prossimo, e vorrei tanto tutti ne sentissero almeno un paio di kg.

Vorrei che tutti sentissero il peso sul cuore di una mia cara amica infermiera 12che lavora in Svizzera che ha scelto di avvicinarsi al posto di lavoro lasciando a casa un marito meraviglioso, simpatico e pure figo (avesse lasciato a casa un Homer Simpson non sareste dispiaciuti), un figlio piccolo e la sua figlia maggiore disabile. (a chi sta alzando gli occhi al cielo sulla “disabile”, state cheti, il peso sul cuore dovreste sentirlo anche fosse come dite sempre voi “normale”).

 

Vorrei che tutti sentissero il peso nella pancia di quelle mamme in attesa che sono costrette a fare le visite di controllo da sole, a scoprire il sesso del fagiolo da sole, sorridendo sotto la mascherina da sole, emozionandosi e magari piangendo da sole. Quel peso intercostale quando ti dicono al telefono “E signora, se ha l’appuntamento alle 18.10, non salga prima in ambulatorio, piuttosto aspetti in auto un minuto in più”. Perchè pur immaginandolo, sentirselo dire a chiare lettere, fa tutto un altro effetto. Quel minuto in più.

Vorrei che tutti sentissero il peso dei solchi degli elastici in faccia delle mascherine non per un’ora di attesa fuori dai supermercati per uscire con un sacchetto mezzo vuoto e un’orchidea nell’altra mano. Ma lo sentissero per ore e ore, fino a sentir la faccia bruciare. Quando con la faccia bruciata sono persone che vi aiutano per missione, non per palate di soldi o perchè siete loro cugggini. Persone che vi chiedono di stare a casa e limitare le uscite il più possibile per le necessità che ormai conosciamo tutti a memoria. Mia figlia di nemmeno 2 anni, quando parte la pubblicità istituzionale dice “è IMPOTTTANTE”. E giocando, ora si tocca i capelli quando sta per toccarsi la bocca o il naso, perché se non seguiamo scrupolosamente la pubblicità impotttante perdiamo. Sugli occhi ci stiamo lavorando, ma ho ottime speranze. Ottime speranze che, ahimè, mi vengono meno con persone decisamente più grandi e potenzialmente più consapevoli di una dueenne.

 

11

Vorrei che tutti sentissero il peso nella testa di tutti i piccoli commercianti che si stanno ingegnando con le consegne a domicilio per aiutare la gente e per aiutare sé stessi a stare a galla. L’agricoltura non si ferma, i frutti maturano e la stagione avanza. Ricordatevi delle piccole realtà anche dopo tutto questo, non siate gli opportunisti del momento. Si organizzano distribuzioni ad hoc, in stile “drive”, con le dovute accortezze e distanze e addirittura a domicilio. Dietro a 300 consegne settimanali non c’è una rete di colossi della grande distribuzione, ma persone comuni con un cuore fuori dal comune che investono tempo e fatica per arrivare da noi tutti. E quando vieni a sapere che persone ignoranti vicini al luogo di una distribuzione chiamano i carabinieri affermando che “si sta facendo un mercato”, beh, un po’ i coglioni ti cadono. Ti cadono perchè il dubbio può venire, è vero, ma basta chiedere, documentarsi; prima di scomodare le forze dell’ordine che di sicuro hanno robe davvero contro le regole da sanzionare. I coglioni ti cadono perchè anche in un momento così “tragico”, la cattiveria delle persone non muore. Poi, però, come nella tecnica del kintsugi (l’arte delle preziose cicatrici), una volta frantumati i coglioni nella caduta, i carabinieri li rinsaldano con un metallo prezioso chiamato “continuate pure a stare in prima linea come state agendo finora” e facendosi lasciare i contatti di questo progetto. Questo per ricordare a chi si sta sbattendo come un mulo (cit.) che ora ha le palle con le nervature dorate. Ed essere i soli oltre al toro in Galleria Vittorio Emanuele é una bella soddisfazione. Dopo aver visto le file di camion a Bergamo pieni di bare, a me veder il sole baciare questa squadriglia di spese di piccole realtà locali, ha dato speranza. 

Non mi permetto di esprimermi sugli sportivi da bianchino sulla panchina o sui gruppi di stretching al parco. Io al solo spolverare la cyclette m’è venuto mal di schiena e non avendo una piscina interna come Cristiano Ronaldo, nuotare lo vedo complicato. Maledetta me che manco una vasca da bagno ho voluto installare. Avrei potuto almeno far le gambe a dorso. Fortunatamente ho un personal trainer e una personal friend model del personal trainer che mi hanno preparato un circuito personalizzato. Su serie da 15, io al 12 vado in affanno, ma nutro speranze. E non vi dico la gioia della Borly quando mi metto in “quadrupedia” e comincia a urlare “cavallocavallocavallo” lanciandosi sopra.

Non me la son sentita di partire col mio solito sprint comIronico sul tema Covid-19, ci tenevo a fare la mia premessa, una sorta di prologo necessario; affinchè chi nei prossimi futuri ipotetici pezzi si senta offeso o toccato, possa riderci sopra o, in alternativa, andare a fare in squat.

Andrà tutto bene gente.

Di sicuro andrà tutto stretto.

L’importante, é non far andare tutto a puttane.

Mi raccomando.

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