14/07/1789 Rien? – 14/07/2016 Encore.

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Ne ho letti diversi di articoli su Nizza nelle ultime ore. Con diverse immagini. E quella che mi sconvolge di più è questa.

Quei due materassini, per la precisione. E il tizio con la maglia salmone che sta scattando una foto.

Il 14 luglio 1789 il sovrano di Francia Luigi XVI scrisse queste parole sul suo diario: “RIEN?” “Niente di nuovo?”. E leggerlo oggi, suona come un resa.

Non sono una giornalista, nè una tour operator, nè una filo-francese..sono solo una di quelle persone che sarebbe potuta essere lì ieri sera. Non mi sento meglio per il fatto che a novembre ero al Mediolanum Forum di Assago, anzichè al Bataclan di Parigi. Come non mi sento meglio per aver scelto il lago di Varese, anzichè la spiaggia di Sousse nel giugno 2015.

“Non dobbiamo dargliela vinta e dobbiamo continuare a sentirci liberi”, “dobbiamo continuare a vivere”, “senza paura”. L’odio genera odio, questo è l’ABC. E se si vuole trovare un capro espiatorio, che lo chiamiate Religione, Soldi, Etnia, beh partite già nel modo sbagliato. Non sarò certo io ad avere la bacchetta magica per risolvere i mali del mondo, ma voglio e pretendo che le persone usino tutte le proprie forze per portare un cambiamento. Il solo aggiornare ogni due giorni la bandiera sfondo dell’immagine profilo non fa di noi degli eroi, purtroppo.

Da piccola per me la guerra era un posto dove c’erano degli uomini con i caschetti blu. Avevo 5 o 6 anni e quando sentivo alla tv degli stralci di notizie, sentivo solo un nome che assomigliava al mio: Sarajevo. Sembrava molto lontano dalla mia realtà di ogni giorno. Poi, crescendo, a scuola i termini guerre “mondiali” mi hanno da subito messo paura, perchè non potevo credere che tutto il mondo fosse stato coinvolto in una guerra, mi sembrava così grande il mondo.. E quando mio nonno mi raccontava di aver perso tutti i capelli dallo spavento nelle prigioni d’Africa, per un po’ ho pensato che tutti gli uomini calvi fossero degli ex prigionieri di chissà quale posto lontano. Io che in Africa pensavo vivessero solo i leoni. Gli anni passavano e io venivo a conoscenza di guerre poco sotto i riflettori comuni: il massacro di Nanchino, l’olocausto degli armeni, genocidio del Ruanda.

E oggi? Cambiano i nomi, ma la violenza resta: Boko Haram, Isis, Utoya..e credo potrei continuare. Ma no. La si deve smettere, invece.

Come dice Cecilia Strada, Presidente di Emergency

“Tanti anni fa EMERGENCY diceva “Fuori l’Italia dalla guerra, fuori la guerra dall’Italia”. Per anni abbiamo guardato guerra, violenza e terrore seminare mortie feriti “là”, in qualche Paese che non abbiamo mai visitato (i nostri soldati e le nostre armi, invece, spesso ci sono stati); le vittime avevano la pelle un po’ più scura della nostra, e tendenzialmente diventavano solo un trafiletto sui giornali: “800 morti a Baghdad”, e si girava pagina.
Oggi ci svegliamo e ci accorgiamo che Baghdad è qui, in riviera. Che le vittime sono uguali uguali a noi, anzi, siamo noi.
Che puoi uscire per andare a fare una passeggiata e non tornare più a casa, come succede ogni giorno “là”, a Kabul o a Ramadi.
Cittadini disarmati da una parte, dall’Iraq alla Francia, e dall’altra parte chi ha scelto e sceglie la guerra (con il turbante nero, in divisa o in giacca e cravatta). Loro fanno la guerra e noi paghiamo il conto. Anche oggi, a Nizza. Anche oggi, a Kabul.
Spezzare il cerchio della guerra, spazzar via la guerra dalla Storia non è più uno slogan da pacifisti, un bel sogno o un’utopia. E’ l’unica possibilità che ci rimane. O la guerra spazzerà via noi”.
 

E spezzare il cerchio della guerra non vuol dire puntare il dito verso tutti i musulmani o tutti i neri o tutti i grigi. Se continuiamo a dire che noi non possiamo far nulla, diventiamo spettatori. Che è ben diverso dall’essere testimoni involontari.

Oggi, che Sarajevo sembra un ricordo vago nella mia memoria, ci sono nuove città, nuovi nomi. E in più lo schifo per i giustizieri da tastiera, che mettono sullo stesso piano Isis e Islam perchè gli suona simile, quelli che a voce alta affermano “aiutiamoli a casa loro”, dimenticandosi anni di deportazioni e fughe (sì perchè, sappiate che farsi km in mare aperto stipati su un barcone non è una crociera guidata da Schettino). Finchè daremo retta a chi dice guerra, lamentandosi poi dei profughi che ne conseguono, tutto ciò non finirà. Perchè in linea di massima non ha senso dire “aiutiamoli a casa loro” se poi a casa loro ci si fa la guerra.

 

Qualcuno di molto più influente e sicuramente più dotato di me, diceva “Occhio per occhio…e il mondo diventa cieco”. E io gli credo.

Diceva anche “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. E io voglio continuare ad esserlo, anche oggi, incazzata con quello in maglia salmone che sta scattando la foto e infastidita dai due materassini.

Ancora, oggi.

 

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